Caro Pdor,
non c’è dubbio che siamo partiti col piede sbagliato.
Nel caso ti possa consolare, e detto francamente non credo che nemmeno ti possa importare più di tanto, una volta segnalatomi sia il tuo post, che letta la mia risposta, le persone a me più vicine si sono affrettate a darti ragione, abbracciando l’ipotesi che ciò che scrivi sia il tuo punto di vista, e che, come tale, non possa far altro che riflettere le tue esperienze.
Peccato che in quel preciso istante io abbia avuto la netta sensazione che, chissà come mai, fosse trascurato il MIO punto di vista, sacrificato alla ragione assoluta e indubitabile di un altro.
E la cosa mi ha fatto incazzare.
Vogliamo parlare di fatti?
Senza nessuna ironia: qualche tempo fa, ho improvvisamente deciso che il mio attuale lavoro non soddisfa le mie esigenze.
Soldi, logistica (è molto lontano da casa, e non raggiungibile con i mezzi), possibilità di carriera e soprattutto di formazione (anche qui, senza nessuna ironia, mi immagino che tu per primo sappia quanto sia importante questo ultimo punto per un laureato, neolaureato o cosa preferisci)… non penso nemmeno lontanamente di essere il migliore possibile nel mio ruolo, ma dopo lunghi ripensamenti, ho preferito il salto nel buio alla tranquilla vita di provincia.
E così, imbarcato delle migliori intenzioni, ho traghettato la mia carcassa da una azienda all’altra, sostenuto ennuple di colloqui per l’una e per l’altra, di gruppo, singolari di conoscenza, singolari tecnici, singolari commerciali e di definizione economica.
Oh, naturalmente sono caduto dalla Luna: chiedevo poltrone, ferie anticipate e macchine aziendali… lasciamelo dire, anche se il tenore che vorrei dare alla mia è tutt’altro che provocatorio: fammi il piacere.
Una piccola storiella, solo un esempio.
La risposta di un selezionatore di una piccola azienda, tra l’altro più vicina a casa rispetto al lavoro che svolgo ora: il selezionatore, via telefono, argomentava la sua scelta negativa nei miei confronti.
Ti giuro, ero al settimo cielo.
Finalmente qualcuno si degnava di far seguire almeno un “vaffanculo” ai loro “le faremo sapere”.
Peccato che il signore in questione, trentasei denti di telefonata, mi comunicasse un esito negativo; e peccato che tale esito fosse dovuto alla mia mancata iscrizione all’albo dei professionisti.
E peccato che io sia regolarmente iscritto a tale ordine, come documentato dalla prima pagina del mio (scarso, e davvero non sto provocando) CV.
Ed ora ti domando: cosa avrei dovuto pensare?
Che il tuo collega non avesse nemmeno letto il mio CV, dopo il terzo di tre incontri diluiti in un mese di viaggi?
Che stesse inventando una menzogna a caso, onde “palloneggiarmi” senza troppo clamore, e di conseguenza non avesse nemmeno il buon gusto e i “coglioni” per darmi il benservito dicendomi, che so, che a conti fatti non avevo i requisiti?
Ebbene sì, hai assolutamente ragione: entrambi ci basiamo su ciò che conosciamo, e l’esperienza sensibile non può essere contraddetta, quale che sia la teoria gnoseologica adottata dal singolo.
Chiaro.
Vorrei domandarti ora: sono così presuntuoso come sembro?
O forse devo domandarmi se basta aver svolto il servizio di leva (ho più di trent’anni, non posso che aver regalato i miei anni alla nazione…) per essere uomo, per non essere uno spocchioso figlio di papà?
Basta accettare la gavetta per quello che è, oppure è necessario subire anche soprusi, mancanze e sorrisi di rame da parte di chi sta dietro la poltrona?
Sentirsi chiamare con disprezzo “ragazzo”, come hai fatto tu, supponendo, chissà poi perché, che fossi uno dei tuoi “torturandi”?
Mai detto, inferito o postulato che i tuoi metodi, le tue valutazioni, siano sbagliate o poco professionali: discuto il METODO generalizzato, e d’esempio porto l’esperienza di una persona che ha visto l’altra faccia della tua medaglia… di rimando ti chiedo di non imbeccarmi come fossi l’ultimo neolaureato triennale, a presentarsi in azienda sulla decappottabile di papà (si, anche io ho visto qualcosina…).
Ti confesso che la prima reazione che ho avuto leggendo il tuo post è stata: “non è possibile”.
Non ci potevo credere, non volevo credere che potessero esistere signorini bene così ignari e “naive” da credere di raggiungere immediatamente il cielo entrando dallo sgabuzzino.
Ancora ora non lo accetto, e spero ad una iperbole da manager annoiato, te lo assicuro.
Il tuo rimando alla gavetta, consentimelo, è semplicemente offensivo e, visto che il termine ormai ci è caro, terribilmente presuntuoso.
Forse che un datore di lavoro o un selezionatore si debbano sentire obbligati?
Cielo, no… forse che debbano rispetto ai selezionandi?
Forse che gli stessi selezionandi, tale rispetto possano pretenderlo?
Certo, e nessuna opinione contraria potrà mai cambiare questa convinzione.
Se ammetto di essere stato presuntuoso, ammetto anche la speranza di poter trovare persone serie e competenti, sedute alle scrivanie che “contano”.
Avessi scritto un post speculare al tuo, nel caso vi fossi incappato, forse ti saresti sentito in dovere di commentare: “guarda che non è così”, magari offeso…
E perdonami se con questo post sono passato al “tu”; non mi permetterò tuttavia di darti del “ragazzo”, o di ricordarti che la “gavetta” può consistere anche nell’ascoltare neopresuntuosi pazzi e sproporzionati.
Accidenti, preterizione. Ancora.